Plutone in Capricorno e il Premio Nobel
di Marina Bua


Si tratta di un titolo azzardato: cosa c’entrerà mai un premio Nobel con il passaggio di Plutone in Capricorno? È evidente che il titolo è un po’ forzato. Si tratta di un accostamento singolare, apparentemente senza connessione alcuna, allo scopo di attirare l’attenzione del lettore ma il nesso c’è! E tra poche righe sarà anche piuttosto chiaro.

Aggirandosi tra i titoli delle novità della Casa Editrice, che ospita quest’angolo di curiosità, ci si può imbattere nel testo, freschissimo di stampa, dal titolo “Plutone in Capricorno. Le strategie per affrontare i prossimi 16 anni nel modo migliore” di Ernst Ott. La lettura è avvincente, gli esempi molto semplici e chiari così che argomenti complessi possono essere compresi con estrema facilità, anche da chi magari non è un grande esperto di astrologia. Ma ciò che attrae è proprio il linguaggio per immagini, che l’autore sottolinea come quello meglio rispondente per comprendere appieno il simbolismo plutoniano, e che ci fa approdare, suo malgrado, ad altre sponde culturali. L’incipit del libro, in questo senso, è un vero e proprio rivelatore della cultura letteraria tedesca:

“Il passaggio di Plutone in Capricorno annuncia un’epoca in cui le stabili certezze consolidate negli anni possono essere contestate e demolite fino a frantumarsi in mille “pezzi”. Al tempo stesso questo transito, ci prospetta una nuova forma di vita pronta a sbocciare da questi pezzi, dalle “macerie”, che non sono altro che le sofferenze generate dalla trasformazione plutoniana. Trasformazione che, prima di una rinascita, presuppone sempre una morte simbolica. Il transito segnato dall’ingresso di Plutone in Capricorno è dunque un periodo di ricostruzione, di rinnovamento, estremamente intenso e doloroso, ma anche profondamente catartico. Nel caso in cui questa trasformazione plutoniana si compia, il mondo, trascorsi i prossimi sedici anni, sarà più sicuro e più lontano dai pericoli.”

Ecco affiorare, già da queste prime poche righe, la cosiddetta “letteratura delle macerie” (Trümmerliteratur), quella letteratura che, a partire dalla fine degli anni ’40 fino agli anni ’50 del secolo scorso, cercava di ricostruire la lingua tedesca dalle macerie del nazismo, grazie ad una scrittura anticonformista e che mescolasse alchemicamente più elementi: storia, letteratura, finzione ed autobiografia.

Il gruppo intellettuale denominato Gruppe 47 raccolse i maggiori esponenti della letteratura tedesca dell’epoca e lavorò proseguendo, per circa il ventennio successivo alla formazione, intorno al tema della ricostruzione. Tra questi intellettuali troviamo Günter Grass, premio Nobel per la letteratura nel 1999, che si fa conoscere a livello internazionale già dal 1959 con “Il tamburo di latta”. Seguono numerose opere, fino ad un’epoca più recente di tendenza autobiografica. In “Sbucciando la cipolla” racconta della sua giovinezza e del nazismo, suscitando stupore e polemiche.

Senza addentrarci nei dettagli di una analisi astrologica del tema natale, che potrebbe da un lato suscitare noia agli addetti ai lavori, capacissimi di sintetizzare le linee principali, caratteriali e psicologiche, attraverso un rapido sguardo allo schema zodiacale di nascita di Günter Grass, e dall’altro rivelarsi leggermente astruso ai meno esperti, si cercherà di porre l’accento sugli aspetti più interessanti e comprensibili ai più.

Grass nasce il 16 ottobre del 1927, a Danzica. Nel suo tema astrale possiamo notare il suo Sole di nascita, bilancino, congiunto a Marte che riceve una quadratura di Plutone, mentre l’altro luminare, la Luna in Cancro, è in aspetto di quadratura con Urano ai primi gradi dell’Ariete. Si coglie, dal disegno, lo spirito di un’anima ribelle e inquieta, pronta a lanciarsi in esperienze che prendono le distanze da schemi famigliari e a cui, anzi, ci si rivolta per vivere le proprie esperienze sulla propria pelle, creandosi un vissuto che diventa la propria “enciclopedia vivente”.

Allo stesso tempo, la necessità impellente di poter esprimere se stessi è costretta alla mediazione attraverso un linguaggio ricco e profondo (Plutone in ottimo aspetto a Mercurio) mentre le idee fulminee devono prendere forma e struttura (Urano e Saturno in trigono) attraverso un lento e rigoroso lavoro.

Le azioni fisiche e le posizioni possono essere affermative e, nei casi estremi, al limite del rabbioso mentre il linguaggio espressivo viaggia a livelli elevati raccontando, attraverso personaggi trasmutati a simbolo, verità scomode.

E, per tornare da dove siamo partiti, ecco che il nostro premio Nobel, nasce con un Plutone nel segno del Cancro pochi anni prima che questo pianeta, oggi declassato dalla comunità astronomica ma non da quella astrologica, venisse scoperto. E che per la prima volta, dalla sua scoperta, si farà osservare nell’opposizione a se stesso.

La domanda che ci possiamo fare è la seguente: se cancellassimo Plutone dal tema natale di Günter Grass, non solo graficamente ma se ne annullassimo significati, valori e influenze, lo scrittore avrebbe avuto la stessa capacità espressiva? Avrebbe vissuto esperienze così forti e drammatiche? Il suo bagaglio culturale e le sue prese di posizione sarebbero state le stesse?

Plutone, dio degli inferi, è invisibile ma solo perché la sua forza e potenza è tale che sarebbe letale se si manifestasse direttamente agli uomini, così ci racconta il mito. La forza atomica non ha bisogno di grandi masse e non è visibile. Non si può declassare un pianeta solo per le sue dimensioni, specie in astrologia non si può accettare una classificazione che non appartiene alla logica di questa disciplina. Solo perché una cosa non la vediamo con i nostri occhi possiamo affermare che non esista o che non abbia una sua importanza? Il nostro amore o la nostra sofferenza non è materia visibile eppure possiede una rilevanza enorme.

Resta da chiedersi perché una parte dell’umanità (a livello simbolico) voglia mettere in disparte un pianeta come Plutone. Cosa non vogliamo vedere o accettare? E invece quali enormi possibilità creative e rigeneratrici potremmo avere a disposizione per un futuro migliore?

Ernst Ott, con il suo pensiero, ci fa incontrare Plutone in una veste lontana dall’immagine spaventosa che la comunità astrologica se ne è fatta. E ci fa capire come una distruzione possa essere humus per una nuova vegetazione, una nuova vita. Proprio come il pianeta Plutone, che nel tema di chiunque, rappresenta una funzione profonda di rigenerazione.

Rigenerazione, un fattore che evidentemente ha avuto un peso non indifferente nella vita di Grass per esempio. Con una presa di coscienza di un passato che va superato senza essere dimenticato. Il premio Nobel forse non sarebbe stato tale senza l’influenza plutoniana sia nella sua vita privata che in quella di una intera generazione. Ott e Grass invitano tutti noi ad una grande riflessione su un piccolo pianeta declassato.

Dicembre 2009


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