Che cos’è l’astrologia esperienziale
di Alessandra Lanzoni


Parafrasando Jung, l’astrologia esperienziale promuove “il conflitto aperto e l’aperta collaborazione” tra conscio e inconscio.

Secondo la visione junghiana, la mente ha un livello inconscio che contiene i contenuti repressi della nostra storia personale, ma, discostandosi da Freud, Jung aggiunge che l’inconscio personale poggia su uno strato più profondo, che non trae origine dall’esperienza personale e non è un’acquisizione personale, ma è innato. Jung chiama questo strato “inconscio collettivo”, perché questa parte dell’inconscio non è individuale, ma universale. Di contro alla psiche personale, esso ha contenuti e modalità di comportamento che sono più o meno gli stessi ovunque e in tutti gli individui.

Abbiamo pertanto tutti un livello della mente che è identico in tutti gli uomini e che quindi costituisce un sostrato psichico comune di natura sovrapersonale. Tra i contenuti più importanti dell’inconscio collettivo ci sono gli archetipi, le immagini universali primordiali esistite fin dai tempi più remoti, che predeterminano la forma ma non il contenuto, come il sistema assiale di un cristallo predetermina la forma di una struttura cristallina pur non avendo un’esistenza materiale propria.

Gli archetipi possono emergere in qualunque coscienza individuale, come per risonanza, e venire elaborati in miti, rituali e credenze culturali. Essi sono alla base anche della nostra comprensione condivisa dei simboli planetari dell’astrologia, e l’astrologia esperienziale si propone appunto di elaborare dei metodi per evocare gli archetipi astrologici allo scopo di promuovere una maggiore integrazione e consapevolezza di sé.

Contrariamente al tradizionale approccio cognitivo, astratto e distaccato, per poter fare un’esperienza attiva del simbolo bisogna essere emotivamente sintonizzati con noi stessi. In questo modo rendiamo esplicito ciò che è implicito nel nostro inconscio, consentendo ai contenuti inconsci di assumere una forma e di essere percepiti a livello emotivo attraverso l’esperienza corporea, grazie a modalità espressive quali la scrittura creativa, il disegno, il movimento, la danza, il canto e il tocco. Ciò significa anche riappropriarsi del ruolo centrale di protagonisti nell’interpretazione del copione della propria vita.

Ad esempio, chiunque può capire intuitivamente l’effetto di una quadratura Mercurio/Nettuno nel momento in cui lo si invita a leggere il giornale dopo avergli fatto infilare un paio di occhiali della gradazione sbagliata, o la frustrazione di una congiunzione Marte/Saturno, facendogli dare un pugno contro al muro. E’ questo riconoscimento viscerale, che non passa per la mente a legittimare l’esperienza.

L’astrologia esperienziale nasce verso la fine degli anni ’70, e molte delle sue tecniche e della sua filosofia sono un prodotto della rivoluzione psicologica degli anni ’60 e ’70, e in particolare del Movimento per il Potenziale Umano, che si autodefiniva la “terza forza in psicologia” dopo la psicoanalisi e il comportamentismo. L’orientamento umanistico fornisce l’essenziale ambito teorico per l’uso esperienziale dell’astrologia, che tramite l’utilizzo della fantasia, del linguaggio del corpo e lo sviluppo delle capacità intuitive si propone di sbloccare il potenziale nascosto in ognuno di noi.

Un approccio di questo tipo mette in grado la persona di dialogare fin da subito con il proprio inconscio, e realizza una reale condivisione del potere dell’interpretazione tra l’astrologo e il cliente o l’allievo.

L’astrologia esperienziale o creativa risveglia dunque le nostre capacità intuitive e interpretative, e le mantiene vive proprio grazie ad un’attribuzione di senso che è sempre assolutamente personale. Ed essendo uno dei frutti della congiunzione Urano/Plutone formatasi negli anni ’60 in Vergine (segno che governa l’intestino, che oggi viene definito come il nostro secondo cervello), non è un caso che faccia la sua ricomparsa proprio oggi che siamo in procinto di sperimentare la prima quadratura crescente del ciclo tra questi due pianeti. I semi schiusosi negli anni ’60 si sono trasformati, quasi senza che ce ne accorgessimo, in pianticelle, che nei prossimi anni, e soprattutto tra il 2011 e il 2015, rivendicheranno con forza il proprio diritto all’esistenza. Personalmente faccio loro i miei migliori auguri di una rigogliosa crescita.

 

Roma, 23 settembre 2009