Gli aspetti planetari - 1a parte
di Marina Bua


       L’astrologo principiante, dopo aver incontrato segni, pianeti e case, si avventura nella lettura e nell’apprendimento del significato delle relazioni tra un pianeta e l’altro. Impara cioè che ci sono aspetti denominati maggiori, aspetti minori e soprattutto che ci sono relazioni positive e relazioni negative. Al primo scorgere di quella che, notoriamente, è la relazione più complessa e difficile (la quadratura) nel proprio tema di nascita - che di solito è il primo grafico su cui ci si butta a capofitto per capire e trovare i significati più reconditi - scatta  l’allarme rosso e si innesca il fattore ansia: “Risolverò mai questo brutto aspetto di quadratura fra un pianeta malefico e il mio Sole?”.

       C’è molta chiarezza da fare: sia sugli aspetti planetari, sia sui pianeti, che malefici non sono, ma che invece sono portatori di significato e di indicazione un po’ come il termometro che misura la temperatura corporea e che non per questo è la causa della febbre che ci divora. Affronteremo, per quanto possibile, un po’ tutte quelle che io chiamerei “superstizioni”, un pezzettino per volta, a supporto propedeutico di quei principianti che iniziano entusiasti e che ci piacerebbe restassero tali durante il loro percorso.

       Gli aspetti planetari sono classificati in base alle distanze in cui si possono venire a trovare due (o più) pianeti sulla circonferenza zodiacale. Questa distanza è un preciso rapporto angolare, misurabile secondo la  nozione appresa sui banchi di scuola in cui un cerchio circoscrive un angolo, detto angolo giro, pari a 360°. 

       Proveremo qui con l’aiuto della matematica e della geometria, e grazie ai poligoni regolari che si possono inscrivere in una circonferenza, ad esaminare e a tentare di comprendere il senso di ogni singolo aspetto, cogliendo l’indicazione positiva insita in ogni tipo di relazione. E soprattutto a non spaventarci se qualcuno di questi aspetti è più complesso o più faticoso da comprendere, da consapevolizzare e poi da “attuare”, ossia da usare come farebbe un buon giocatore di biliardo che soppesa e poi sceglie la giusta angolazione da cui colpire la sua “boccia” (il nostro pianeta) e mandarla in buca facendo più punti possibile!

       Premetto subito che per esaminare tutti i possibili aspetti non è sufficiente limitarsi ai poligoni regolari. Vedremo nel seguito di questo articolo cosa ciò significa.

       Ogni singolo aspetto si deduce quindi da una suddivisione della circonferenza in diverse parti.

       Se cominciamo a dividere per 1 i nostri 360° otterremo sempre 360° ossia le posizioni che distano 360° sono in realtà posizioni coincidenti: 360°-360° = 0°. Infatti in questo primo caso otteniamo l’aspetto di congiunzione tra due pianeti. Va anticipato che si utilizzano delle tolleranze, espresse in gradi, secondo il tipo di aspetto. Ma in questo contesto, in cui facciamo un esame teorico degli aspetti, per semplicità assumiamo tutte le tolleranze pari a 0°.  Quindi dividendo per 1 tracciamo un punto sulla nostra circonferenza che è al contempo sia il limite iniziale che quello finale dell’aspetto di congiunzione. Ricordiamo qui che il cerchio viene considerato un poligono regolare avente infiniti lati. Con la suddivisione per 1, inscriviamo nel cerchio una circonferenza che coincide con se stessa.

       Se dividiamo per 2 la circonferenza, otteniamo due semiarchi, ciascuno di 180°. Segniamo due punti di interruzione sulla circonferenza che possiamo congiungere tracciando una linea retta che connette questi due estremi i quali avranno come caratteristica quella di trovarsi alla massima distanza possibile, distanza che in effetti coincide con il diametro stesso della circonferenza. Questo è l’aspetto di opposizione.

       Proviamo ora a suddividere per 3 il nostro cerchio zodiacale. Otterremo tre angoli di 120°, e congiungendo i tre punti di divisione della circonferenza otteniamo il primo poligono regolare inscritto nella circonferenza, equivalente ad un triangolo equilatero. L’aspetto planetario che ne otteniamo prende il nome di trigono, dal significato facilmente intuibile (dal greco: tre angoli). 

       Con questo procedimento possiamo continuare nella suddivisione della circonferenza, ad esempio, per 4, ottenendo degli angoli di 90°, e congiungendo i quattro punti di separazione si formerà, come poligono inscritto, un quadrato il cui aspetto planetario prende il nome di quadratura.

       Prima di commentare e “smontare”, per quanto possibile, i concetti di positività e negatività dei singoli aspetti, cerchiamo di riepilogare le prime 12 suddivisioni in parti uguali della nostra circonferenza.

1)  360°/1= 360° o 0°  - congiunzione  - circonferenza (L’Uno o il Tutto)
2) 360/°2=180° - opposizione   - semicerchio (La Dualità o Polarità)
3) 360°/3=120° - trigono   - triangolo (stella a 3 punte, I sigillo)
4) 360°/4=90° - quadratura  - quadrato (stella a 4 punte)
5) 360°/5=72° - quintile   - pentagono (stella a 5 punte)
6) 360°/6=60° - sestile   - esagono (stella a 6 punte, II sigillo) 
7) 360°/7=51°, 4187…  - settile   - ettagono (stella a 7 punte)
8) 360°/8=45° - semiquadratura  - ottagono (stella a 8 punte)
9) 360°/9=40° - novile   - ennagono (stella a 9 punte, III sigillo)
10) 360°/10=36° - decile  - decagono (stella a 10 punte)
11) 360°/11=32,727272…  - undecile  - endecagono (stella a 11 punte)
12) 360°/12= 30° - semisestile  - dodecagono (stella a 12 punte)

       Quelli sopraelencati, come già detto, non sono tutti gli aspetti che vengono utilizzati dagli astrologi, pensate ad esempio all’aspetto di quinconce corrispondente alla distanza angolare di 150° (molto interessante è la lettura del testo di Giuliana Pandolfi, “Quintile e Quinconce” edizioni Capone), che possiamo considerare come il complementare del semisestile. Osserviamo inoltre che come aspetto concorre alla formazione di un poligono particolare (due quinconce ed un sestile) la cui configurazione viene denominata Yod (o Dito di Dio) e si tratta di configurazione assolutamente non trascurabile.

       Cominciamo quindi a considerare queste prime suddivisioni regolari da 1 a 12. Sia il numero utilizzato come divisore che la figura o elemento geometrico che ne deriva, ci aiutano a capire qualcosa in più, o che sta a monte o dietro, riguardo al significato che normalmente impariamo un po’ a memoria e in forma solitamente acritica.

       Il numero e la forma, corrispondente ad ogni aspetto, ci possono ispirare quali qualità impregneranno l’esperienza di quel preciso aspetto planetario, il tipo di dialogo che intercorrerà e che dovremo affrontare tra i due pianeti coinvolti in quella particolare dinamica, rappresentata appunto dalla precisa distanza angolare riscontrata al momento della nascita piuttosto che durante un transito.

Il numero 1: la congiunzione, 0 gradi.

       L’1 richiama il senso dell’unità e il cerchio simbolicamente rappresenta l’unione, l’inglobamento nel Tutto. Tale aspetto di congiunzione si esprimerà affinché le nature dei pianeti in questione giungano ad una collaborazione sinergica. L’unione fa la forza, questo è il messaggio ed il lato positivo dell’aspetto. L’affinità o meno tra i due, o più, pianeti che si trovano a stretto contatto, faciliterà o rallenterà, questa collaborazione. È per questo motivo che leggiamo talora, nei vari manuali, che l’aspetto di congiunzione è ambiguo. In verità non c’è proprio nulla di ambiguo, l’aspetto parla chiaro su ciò che si deve compiere. Sarà invece a nostro carico comprendere la natura e le qualità che i pianeti mettono a disposizione affinché si possa realizzare la congiunzione in maniera proficua per noi. La congiunzione, quindi, è legata al numero 1 e ha come parole chiave collaborazione,  sinergia e unione.


Il numero 2: l’opposizione, 180 gradi.

       Due pianeti si fronteggiano: ciò che impariamo solitamente dai libri (non sempre per fortuna) è che l’opposizione è un aspetto negativo, di forte tensione tra due funzioni o caratteristiche del nostro tema zodiacale. Ma se due pianeti si trovano uno di fronte all’altro, alla massima distanza angolare, intanto possono specchiarsi, osservarsi, imparare a conoscersi senza calpestarsi, grazie proprio alla loro distanza. E poi possono fare amicizia, collaborare, convergere verso il centro apportando ciascuno la propria forza e le proprie qualità. È un aspetto che invita a conoscersi, a fare scambio e soprattutto a sostenersi. La linea che tracciamo tra i due astri non è necessariamente una linea di separazione. Forse può esserla, in un primo tempo, in cui occorre imparare a distinguere quali forze facciano parte dell’uno e quali dell’altro pianeta. In seguito la linea potrà diventare un filo di collegamento, un ponte, un asse di equilibrio per mantenere stabile un sistema di relazione, grazie agli adattamenti dei due opposti, come due bambini che giocano sull’altalena: se uno ha bisogno di salire l’altro collabora spingendo verso il basso se stesso e viceversa. L’aspetto di opposizione non a caso viene paragonato all’asse tra le case I e VII, ossia l’asse dell’IO e del TU, cioè della coppia. Come due persone che decidono di vivere insieme, se vogliono essere in armonia, dovranno conoscersi, stimarsi e rispettarsi, mettere a disposizione le proprie capacità e peculiarità complementandosi e collaborando. Se la nostra volontà e le forze planetarie ci verranno in soccorso l’opposizione potrà diventare un aspetto di sviluppo, di equilibrio, di riunificazione e di integrazione (in un ruolo di accomodamento armonico e non di staticità e rigidità).  La tensione può essere elevata ma il risultato sarà altrettanto superbo. L’opposizione è il simbolo della dualità che si trasforma in polarità lasciando alle spalle i contrasti e avendo le potenzialità per vivere un rapporto di alleanza.
 

[fine prima parte]