Gli aspetti planetari - 2a parte
di Marina Bua


Il numero 3: il trigono, 120 gradi

       Il Tre è il numero che ci riporta al concetto di Trinità: la completezza e la perfezione. Il tre visto come terzo punto che permette l’oggettivazione; il punto di osservazione, distaccato dalla polarità/dualità del due, che permette di conoscere se stessi, o meglio di ri-conoscere se stessi attraverso la differenziazione dall’altro.
Il trigono è l’aspetto angolare che ogni astrologo asserisce essere quello più armonico e più fluido. Rappresenta quindi una sorta di talento che però, in quanto dono in potenza fin dalla nascita, necessita di un accrescimento di consapevolezza dell’individuo stesso, nel processo di evoluzione e di conoscenza di sé, affinché si possa scoprire di possederlo e, nella trasformazione in atto della potenzialità, lo si possa esprimere concretamente per farne l’uso migliore nella sua espressione più elevata. Un bambino potrebbe avere il talento di un grande pittore, ma se non avrà mai l’opportunità di prendere in mano un pennello, non potrà scoprire e sperimentare il suo dono naturale. Esso è anche l’aspetto che più sollecita la riflessione su quale sia la linea di confine tra il libero arbitrio e il determinismo: ci si può accorgere di avere un bel trigono funzionante e di avere un talento, ma cosa ne faccio? Come lo uso? Talvolta ci cristallizziamo, con cocciutaggine, sulle nostre mancanze, o sui nostri limiti, finendo per trascurare di coltivare, e di usare come leve, l’enorme potenziale di questo aspetto, il trigono, confinandolo ad un livello “etereo”, dispersivo, di mancanza o di non-espressione di progettualità. Il trigono è un punto di forza che va consapevolizzato affinché possa diventare una freccia al proprio arco e aiutare a risolvere quelle sfide che altri aspetti planetari ci impongono. 


Il numero 4: la quadratura, 90 gradi.

       Il numero quattro ci rimanda immediatamente, oltre che alla figura del quadrato, ai quattro elementi: la base archetipale costitutiva di tutto il nostro mondo manifesto. In un certo senso rappresenta la nostra discesa a “terra”. Se il tre richiama valori e concetti spirituali, aerei, sottili, mentali, il quattro ci fa fare i conti con lo spessore e la concretezza/pesantezza della materia. Il seme compie un grande sforzo per spaccare l’involucro che lo racchiude e poter germinare. La delicata piantina che si forma ha dovuto perforare il terreno per nascere e quindi emergere in superficie per respirare l’aria e godere della luce dei raggi solari. Allo stesso modo l’aspetto di quadratura ci richiama al significato sia di sforzo e fatica, che di costruzione e realizzazione. È attraverso l’esperienza - e la ripetizione delle esperienze all’infinito fino a metabolizzare il procedimento, il metodo, in che modo fare le cose e con quale comportamento - che questo aspetto “duro” ci insegna il lavoro e la disciplina. La quadratura possiamo pertanto portarla a simbolo di quel fattore di crescita, di costruzione e realizzazione che si ottengono con l’impegno, la fatica, lo sforzo e l’autodisciplina, in un moto continuo di apprendimento e di perfezionamento dell’opera. Non ci può essere vita e motivazione senza un aspetto di quadratura che ci sfidi a salire tutti i gradini della nostra evoluzione. Gli assi principali del Tema zodiacale, Ascendente/Discendente, Medio Cielo/Fondo Cielo, sono le quattro direzioni fondamentali, essendo simbolicamente in quadratura tra loro e rappresentano i cardini dello sviluppo dell’individuo. Questo significa anche che nessuno nasce senza quadrature proprio come nessun essere umano nasce senza scheletro.


Il numero 5: il quintile, 72 gradi.

       La suddivisione in cinque parti della circonferenza zodiacale ci rimanda a due figure: il pentagono e la stella a cinque punte. In realtà l’uno sta dentro l’altra. Entrambe le figure si connettono ai concetti basilari di vita, bellezza ed arte grazie a quelle particolari proporzioni, intrinseche nelle loro forme, che si ispirano alla sezione aurea o numero d’oro. Senza addentrarci in un argomento che ci porterebbe davvero lontano da un panoramica sugli aspetti planetari, limitiamoci a considerare il disegno di Leonardo Da Vinci: l’uomo vitruviano. Un uomo racchiuso in un cerchio il quale viene suddiviso in cinque parti nei punti in cui la circonferenza tange gli estremi del corpo: la testa, le mani e i piedi. L’essere umano si collega al numero cinque assumendo il senso di tramite, di anello di congiunzione tra il cielo e la terra, tra il microcosmo e il macrocosmo. L’aspetto di quintile simboleggia quindi un atto di passaggio creativo che oltre-trapassa il limite sottile che divide l’ambito dello sviluppo delle proprie potenzialità “materiali” dall’ambito della loro espressione “creativa” e “artistica”, il dentro dal fuori.


Il numero 6: il sestile, 60 gradi.

       Dal cinque al sei, dal microcosmo si passa al macrocosmo con le figure geometriche dell’esagono e della stella a sei punte, formata da due triangoli che si intersecano, detti anche il Sigillo di Salomone o la Stella di David. Il sestile è un aspetto che potrebbe definirsi espressione di un principio vitale che si manifesta attraverso la combinazione degli elementi che interagiscono per dare origine alla vita intelligente come la conosciamo. Il triangolo con il vertice in alto rappresenta il Fuoco mentre il triangolo con il vertice volto verso il basso rappresenta l’Acqua: due elementi diversi si mescolano e si armonizzano generando effetti differenti secondo la reciproca abbondanza, piuttosto che la carenza dell’uno o dell’altro, o la reciproca parità. Mentre il trigono mette in relazione due segni dello stesso elemento qui il sestile mette in relazione due differenti nature: il Fuoco con l’Aria, la Terra con l’Acqua. L’Aria permette al Fuoco di esistere e il fuoco riscalda l’Aria che si pone in movimento di risalita generando il vento. L’Acqua disseta la Terra, la Terra incanala l’Acqua, mescolandosi generano materiale modellabile e terreno fertile per la vegetazione ossia il primo ciclo di vita. Il sestile quindi può essere visto come la capacità di generare un frutto dalle proprie potenzialità, ossia da quelle doti consegnateci alla nascita, dando moto ad un ciclo più ampio.

  
Il numero 7: il settile, 51,4187… gradi.

       La suddivisione del cerchio zodiacale in sette parti dà origine ad un arco il cui angolo è un numero con una infinita sequenza di numeri decimali. Non otteniamo un numero naturale, intero, ma un irrazionale. Si deve quindi pensare a questo aspetto planetario come ad una sorta di fenomeno le cui sfumature di confine ci traghettano da uno stato all’altro senza soluzione di continuità. Per tentare di comprendere il funzionamento occorre servirsi di un esempio. Pensiamo ai  colori dell’arcobaleno: osserviamo sette differenti colori che ci appaiono distinti come se fossero accostati l’uno all’altro. Si passa da una striscia di colore all’altra come se si saltasse una linea netta, un confine preciso, ma, se ingrandiamo questa area di confine e poniamo una potente lente sulla linea divisoria, quella che ci appare come tale quando osserviamo il fenomeno ad una ragguardevole distanza, in realtà si presenta come una fusione di sfumature indistinte. Questa area sfumata che ci trasporta dall’uno all’altro colore senza che si possa percepire nettamente una soglia limite è una sorta di contatto osmotico tra due nature confinanti che si influenzano pur restando distinte e mantenendo le proprie caratteristiche. Così due tessuti diversi possono essere cuciti insieme formando uno stesso vestito. Due principi differenti collaborano all’espletamento di una stessa funzione affinché questa ne sia rinforzata o semplicemente possa esistere. Dove in apparenza ci pare di scorgere un confine là invece c’è continuità. Il settile pone le basi per una collaborazione di tipo sistemico. Ogni organo funziona per se stesso, ma tutti gli organi insieme formano un apparato più complesso che per procedere bene deve basarsi sul corretto funzionamento di ogni singola parte. E’ l’aspetto del “distinti e non distanti” per assolvere un compito superiore alle singole parti.

[fine seconda parte]