Gli aspetti planetari - 3a parte
di Marina Bua


Il numero 8: il semiquadrato, 45 gradi.

Per comprendere questo aspetto possiamo rifarci all’aspetto multiplo (moltiplichiamo per 2) ossia alla quadratura (90 gradi). Qui siamo esattamente a metà strada. Se da un lato siamo al culmine dello stress (il punto intermedio della quadratura tra due pianeti) allo stesso tempo siamo a metà strada dalla risoluzione della dialettica. L’intelligenza, e il buon senso, dovrà farci vedere il bicchiere mezzo pieno e non mezzo vuoto. Questa distanza angolare corrisponde anche alla massima distanza che possiamo avere tra il Sole e Venere. Se il Sole è il nostro progetto e Venere, tra le altre cose, è l’espressione della nostra scala di valori allora si comprenderà come la distanza angolare di 45 gradi spingerà gli interlocutori, posti a tale distanza angolare, a trovare necessariamente una relazione coerente, a dare una logica, un pensiero strutturato al rapporto. È un compito da assolvere di cui si sente l’urgenza, questo può renderlo critico, di fatto, come si diceva in precedenza, si è a metà del guado: occorre tenere duro ma da qui in avanti si può solo migliorare.

 

Il numero 9: il novile, 40 gradi.

Ecco un altro aspetto di cui si parla poco e altrettanto poco analizzato. Se moltiplichiamo 40 gradi per 3 otteniamo un trigono (120 gradi). La figura che otteniamo dividendo la circonferenza in nove parti è un ennagono, una stella a nove punte. È la perfezione del tre riportata su tre livelli: corpo, anima e spirito. Un singolo novile quindi cercherà di ricondurre a “perfezione” il rapporto angolare di 40 gradi tra due pianeti, e questo può impattare su almeno uno dei tre piani. Come? Come i 40 giorni nel deserto in cui la sfida di un nemico si risolve in un rapporto di alleanza. Sembra paradossale. Ma immaginiamo ciò che significa secondo la visione junghiana conoscere la propria ombra, integrarla e uscirne rafforzati. È sicuramente un aspetto delicato dove l’ombra che un pianeta riflette sull’altro, e viceversa, sono condizioni necessarie per riappropriarsi di quelle parti mancanti, o meglio di quelle parti che non sapevamo di avere. Fossero anche difetti o limiti, meglio sapere quali siano. Conoscere i propri limiti è un modo per poterli sbloccare. 

 

Il numero 10: il decile, 36 gradi.

Il cerchio, immagine simbolo di perfezione, viene suddiviso in 10 parti: il dieci a sua volta è un numero che rimanda alla perfezione, il primo ciclo si è compiuto, si ritorna all’unità su un livello più elevato (1+0=1). Mentre 36, 3+6=9, pone un richiamo alla perfezione del 3 incontrata nel novile. Il numero trentasei è anche esattamente il triplo di 12 e dodici sono le parti principali del nostro zodiaco. Nell’arco di trentasei gradi troviamo simbolicamente “miniaturizzati” in temini numerici, tre zodiaci evidentemente uno per piano. Inoltre la figura geometrica è una doppia stella a cinque punte. Cosa ci suggerisce tutto ciò? È l’aspetto che ci proietta verso un salto di qualità. Il rapporto che intercorre tra due pianeti o punti dello zodiaco che distano un novile invitano ad una presa di coscienza che faccia salire di piano la loro relazione muovendo su un piano più spirituale o sottile. Lo sfida sta nel guardare oltre ciò che appare di primo acchito.  

Il numero 11: l’undecile, 32°,727272…gradi.
Il numero 11: l’undecile, 32°,727272…gradi.Il numero 11: l’undecile, 32°,727272…gradi.Il numero 11: l’undecile, 32In questo breve viaggio nella suddivisione del cerchio zodiacale per i numeri interi da 1 a 12 (si potrebbe proseguire oltre ovviamente) ci imbattiamo nuovamente in un arco il cui angolo, espresso in gradi, ci fornisce un numero che non è intero. Prosegue nell’infinitamente piccolo con il numero 32,727272….. dove i decimali “72” si ripetono periodicamente. Come non pensare alle 72 schiere angeliche? Anche il numero 32 è un numero molto particolare: è la somma delle dieci sfere dell’albero della vita e dei ventidue sentieri che lo compongono. Infine il numero 11 (la sfera invisibile della conoscenza) corrisponde all’arcano della Forza. Quella forza necessaria ad oltrepassare le colonne d’Ercole (l’undici graficamente e assimilabile al disegno di due colonne) per andare a scoprire un nuovo mondo o semplicemente rendersi consapevoli della dualità. Sempre 11 è la casa di Urano. Nelle suddivisioni prese in considerazione questo è l’aspetto minimo più vicino all’ampiezza di un segno zodiacale ed al contempo in grado di contenerlo ponendo gli estremi nei due segni adiacenti intercettandolo. L’undecile quindi è un aspetto che sprigiona una forza atomica, che mette in relazione sinergica due pianeti i quali insieme, collaborando, troveranno una risoluzione attraverso una illuminazione folgorante.

 Il numero 12: il semisestile, 30 gradi.
Questo aspetto ci porta alla struttura stessa dello Zodiaco e dei dodici segni inscritti dove l’arco di 30 gradi è la suddivisione minima compiuta in se stessa. Questo numero ha una infinità di riferimenti simbolici, religiosi, storici e leggendari. Non tutti però fanno caso alle tracce che il numero dodici ha lasciato nei computi: sistemi antichi erano basati sul 12 e ancora oggi le uova si contano a dozzine, il piede misura 12 pollici, gli orologi contano le dodici ore. Questo aspetto trasmette conoscenza. Forma la conoscenza. Il semisestile rappresenta un gradino, si può salire o scendere ma alla fine si farà lo stesso tipo di esperienza:  un cambio di prospettiva che darà la consapevolezza di come ad ogni azione corrisponde una reazione, come ad un input il sistema risponda con un output. È l’aspetto simbolo dell’esperienza fatta per passi successivi. Non importa cosa viene messo in discussione ma come si vive l’esperienza, come si passa dalla teoria alla pratica e cosa si impara da essa per il passo successivo.

NB

I risultati delle divisioni dell’angolo giro, pari a 360°, per 7 e per 11 sono stati indicati con la parte inferiore al grado espressa in decimi di grado e non in primi e secondi. Viceversa si sarebbe dovuto indicare: per il settile 51° 25’ 42” e per l’undecile 32°43’ 38”. La scelta fatta permette di evidenziare come due risultati non interi, che si distinguono così dagli altri, siano anche differenti tra loro: la divisione per 7 procede in generale all’infinito, la divisione per 11 evidenzia un numero periodico. Con il sette si “precipita” nell’infinitamente piccolo senza soluzione di continuità tra una cifra decimale all’altra, mentre con l’undici si procede all’infinito ma con una sorta di “certezza” di 72 in 72. L’altra opzione (gradi primi e secondi) avrebbe sicuramente permesso altri ragionamenti probabilmente più adatti alla pura numerologia.