Federico Capone
Chiaraceleste


Il 1949 fu un anno cardine nel  cammino spirituale di Federico Capone e che diede una svolta sostanziale alla sua vita perché da quel momento egli iniziò a dedicarsi allo studio dei suoi amati astri.  

 

Storia

 

Federico, dopo aver lavorato nelle miniere di zolfo del nonno, Federico senior, ad Altavilla, nel 1949 vinse un concorso e si trasferì in Sardegna a lavorare nel giacimento delle miniere di carbone di Yglesias. Dopo molto tempo trascorso negli anditi più remoti delle profondità della Madre Terra, sentì l‘intimo desiderio di osservare l’im­men­sità della volta stellata che si stagliava sopra di lui nelle notti solitarie, e dalla quale fu attratto e misteriosamente affascinato. In questo luogo isolato dal mondo, nelle colline sarde, il “caso” volle che un artigiano, addetto ai lavori nel suo ufficio, avesse con se il libro di Astrologia di Alfonso del Bello “Il Linguaggio degli Astri” (Ed. Bocca 1940), notevole rarità per quei tempi e per quei luoghi, e dal quale ne fu rapito. Fu così che a 25 anni iniziò il suo viaggio fra le stelle che non lo abbandonarono più e lo accompagnarono per tutta la vita: una sorta di incontro destinico, catartico che si fece strada per placare le sofferenze e le inquietudi­ni pro­prie del suo animo sensibile e profondo.

 

Nei primi anni ‘50 conobbe a Roma  Palamidessi (fon­datore del­la scuola esoterica Archeosofica) che diventò il suo primo maestro e che continuò a frequentare a Torino, città di adozione, dove si trasferì per lavorare nell’Ufficio delle miniere della Regione Piemonte. Successivamente ebbe modo di conoscere studiosi di astrologia di tutta Europa con i quali si confrontò e si misurò ed ebbe una fitta e interessante corrispondenza che racconta un pezzo dell’astrologia europea di quegli anni. (Ho portato alcune lettere di Voulguine, Gauquelin, Beckerath, Gouchon, Morpurgo, Maitan, Boudineau, Waldner, ecc.).

Consultò libri italiani e francesi, che male assimilò perchè non sempre furono adeguati e sufficientemente oggettivi per il suo animo schietto e puro che non amava verdetti e sentenze nell’in­ter­preta­re gli astri. Infatti, egli elaborò un’astrolo­gia personale, molto legata alla Tradizione Tolemaica, ma dettata dall’esperienza umana, esperienza accumulata in tanti anni di lavoro e di riflessione. Furono anni di intenso fervore, fino a quando alla fine degli anni ‘90 ebbe la gioia di festeg­giare le “nozze d’oro” con l’Astrolo­gia.

 

I suoi libri, come il Piccolo Manuale e l’Interpreta­zio­­ne dell’O­ro­scopo sono ancora attuali perchè scritti in modo così semplice e chiaro da riuscire ad appassionare e a coinvolgere anche chi non conosce questa difficile e complessa disciplina, compresa me, che leggendo e studiando i suoi libri ho avuto il desiderio di approfondire questa materia che conoscevo solo in modo superficiale, Così ho consapevolizzato che l’Astrologia è davvero una Storia Infinita.

 

Le sue opere, ancora attualissime, mettono un po’ d’ordi­ne sui dubbi della Tradizione e, ad esempio, fanno un po’ di luce, con disarmante chiarezza, su uno dei temi più dibattuti, vecchio quanto il pensiero umano: quello del libero arbitrio e del determinismo.

 

Egli scrive a proposito: “Nelle costellazioni non operano forze estranee, ma la nostra stessa forza. Nelle stelle riconosciamo dall’esterno quelle leggi che potremmo avvertire dentro di noi….se sapessimo ascoltare. L’uomo non è dunque uno schiavo delle stelle, al contrario è libero quanto esse, che non sono altro che il riflesso, nello specchio del cielo, delle nostre azioni.”

 

Il suo pensiero

 

La sua personalità scevra da ogni senso di protagonismo e dotata di grande umanità è sempre stata mo­vimentata da dubbi e dalla sua stessa voce provocatrice data dal­l’espe­rien­za.             Fustigatore dei costumi astrologici, fu tuttavia un uomo di grande ampiezza di vedute. Queste che leggerò sono alcune delle sue frasi pronunciate alla fine della sua vita, dopo cinquant’anni di operato costellato da varie crisi astrologiche, dubbi e perplessità. Ad esempio, diceva che:

 

§         “Decodificare un tema natale è come dipanare una matassa aggrovigliata dalla quale far emergere quella ricca miniera che è il nostro mondo psichico, il nostro io profondo nascosto, ma ben decifrabile negli astri, a seconda dei livelli di coscienza”.

 

 Oppure:

 

§         “Dall’Astrologia ho senz’altro avuto molto, e vorrei poter dire di averle dato molto anch’io, ma non per questo mi sento più saggio, se non per il fatto che l’uomo non ha il diritto di conoscere tutta la verità su di sé o sull’universo”.

 

§        L’Astrologia, come l’esistenza, è troppo complessa per essere ridotta a regole”.

 

§         “L’Astrologia: non un’aman­te o una sibilla, ma un’o­nesta compagna con limiti umani di cui non bisogna innamorarsi e da cui non bisogna dipendere per non sentire il gusto di a­maro in bocca”.

 

§         “Per valutare un tema non basta mezz’ora o un giorno, forse può essere necessario il tempo che va da un plenilunio a un novilunio, con un’umile meditazione su tutti i nodi che si presentano nel tema. Ma chi ha tutto questo tempo e tutta questa umiltà?”

  

§         Ad una delle tante belle interviste di Grazia Mirti, alla domanda relativa al suo credo astrologico, risponde: “Non ho bisogno di credere nell’astrologia, mi accontento di conoscerla: una meravigliosa amante, molto spesso muta nei confronti del futuro, che ci dona molto, anche senza parlare”.

 

La sua eredità spirituale

 

 

 

 

Ora ho un grosso impegno e una grandissima responsabilità da portare avanti. Ho scelto di proseguire e di sostenere il pensiero e il progetto di tutta la sua vita.

Il mio augurio di oggi è che l’astrologia sia sempre più accolta con rispetto e dignità, sia studiata con serietà e che diventi, come già sperava mio padre, parte della cultura accademica e sopravviva con meno confusione e minori fardelli sulle spalle.

 

Solo ora che scopro l’enorme dono che ha lasciato anche a me: un patrimonio di saggezza, tenacia e verità, di lealtà, rispetto ed umiltà che mi accompagneranno nel cammino della vita nell’eterno presente.

 

Concludo ringraziando tutti coloro che nel suo ricordo mi hanno dato e continuano a darmi un valido aiuto …. e so… che da lassù, anche lui mi guida e mi assiste in questa missione “assegnatami” qui sulla Terra.

 

Autunno 2010


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